Samhain l’ultimo e prezioso raccolto

Quando ancora si viveva del frutto della terra in piccoli ed isolati villaggi, l’ultimo raccolto era il più prezioso perché doveva aiutare a superare il freddo e implacabile inverno. Dopo questa data era tradizione non raccogliere più nulla al margine dei boschi perché quel che restava apparteneva agli spiriti. Era iniziata la parte buia dell’annoperiodo in cui il bestiame riposava in stalla e gli uomini uscivano di rado dai confini del villaggio.
In questo periodo sospeso tra paura e speranza il velo tra i mondi si fa sottile e gli spiriti camminano tra noi.

Samhain tradizioni in Italia e nel mondo

Irlanda (portata in USA dai migranti )
Jack-o’-lantern
la famosa leggenda dell’irlandese Jack, un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che un giorno al bar incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del diavolo, ma, astutamente, riuscì a far trasformare il diavolo in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Jack mise il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Allora il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò libero.
Dieci anni dopo, il diavolo si presentò nuovamente e Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo discendesse, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise tanti peccati che, quando morì, rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne “cordialmente” scacciato dal demonio che gli ricordò il patto ed era ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il demonio gli tirò un tizzone ardente (eterno in quanto proveniente dall’Inferno), che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a girare senza tregua alla ricerca di un luogo su cui riposarsi. Halloween sarebbe dunque il giorno nel quale Jack va a caccia di un rifugio. Gli abitanti di ogni paese sono tenuti ad appendere una lanterna fuori dalla porta per indicare all’infelice anima che la loro casa non è posto per lui ma non si dette tregua a cercare un posto di riposo eterno.
-La rapa divenne poi la classica zucca arancione in America perché molto più facile da reperire.-

Sardegna

La notte di Sant’ Andria

La notte del 30 novembre gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e scuri allo scopo di intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle sinistre zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all’interno da una candela. I giovani, quando vanno a bussare nelle case, annunciano la loro presenza battendo coperchi e mestoli e recitando una enigmatica e minacciosa filastrocca in lingua sarda :

Sant’Andria muzza li mani !     
Sant’ Andrea mozza le mani !
cantas atzolas as filadu ? 
Quante matasse hai filato?
battoro et tres.
Quattro e tre.
Muzzaredinde manos et pes! 
Tagliati mani e piedi!
Sant’Andria muzza li mani ! 
Sant’ Andrea mozza le mani !
cantas atzolas as filadu ?
Quante matasse hai filato?
battor e Chimbe
Quattro e cinque
Sans manos tuas muzzaredinde! 
Mozzati le tue mani!
Sant’Andria muzza li mani ! 
Sant’ Andrea mozza le mani !
cantas atzolas as filadu ? 
Quante matasse hai filato?
battoro e otto 
Quattro e otto
Sans manos tuas non ti las tocco!
Le tue mani non te le tocco!

ricevendo in cambio, per questa loro esibizione, dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e soldi.

Is Paisceddasa
“Un paese gioiosamente animato dal chiacchiericcio dei bambini, i campanelli che suonano continuamente e un ritornello, un’antica litania, divenuta ormai un ossessivo adagio: “paisceddasa!”. Il 2 novembre a San Sperate è festa grande, ricorrenza imperdibile per i piccoli in età scolare, che, muniti di zaini, affollano le vie del paese in cerca di leccornie.

Una consuetudine festosa, spensierata, quasi immemore della sua origine, della sua primitiva funzione, ma pur sempre un ritus “un ordine prescritto” dei rapporti fra la divinità e gli uomini, e, come tale, ligia ad un preciso cerimoniale. Un protocollo variato di pochissimo negli ultimi cent’anni, come ci informa la signora Giovanna Lisci, 72 anni portati benissimo. Ecco quindi che la raccolta, oggi come allora, si deve svolgere nelle ore mattutine, entro mezzogiorno, ad opera di bambini non ancora adolescenti, che di casa in casa ottengono dolci, frutta di stagione (in passato le noci, le melagrane e le mele cotogne la facevano da padrone) o piccoli doni, ma solo in seguito alla precisa richiesta de is paisceddasa: su questo punto non si concedono deroghe! E gli adulti? Mal tollerati, sono ammessi solo per accompagnare i più piccini, non ancora in grado di affrontare, da soli, una tale avventura.La signora Lisci ricorda altri aspetti di questa usanza caduti però in disuso: “La notte a cavallo tra l’uno e il due novembre le campane non smettevano di rintoccare il don lento, s’adoppio, che era riservato normalmente ai funerali. Noi bambini – narra ancora Giovanna – eravamo spaventati dal quel suono sinistro che ci ricordava la morte e il lutto. Nelle case venivano accese i lanntiasa a ollu, lumini di canapa immersi nell’olio rigorosamente d’oliva, l’oro liquido delle campagne, il dono più prezioso per le anime, per le quali, ancora ai tempi di mia nonna (fine ottocento ndr), si lasciava la tavola imbandita con i resti della cena.”.
Fonte WWW.CONTUSU.IT/IS-PAISCEDDASA-UNANT…ACRO-E-PROFANO/”

Insubria
In Insubria questa festa è sempre stata celebrata nel corso dei secoli seppur cambiando nome: festa di Ognissanti.
Ai tempi dei nostri nonni, ma anche dei nostri genitori, era in uso intagliare delle zucche arancioni per inserirvi le candele sul fondo ed andare in giro a spaventare le vecchiette, andando anche di casa in casa a chiedere del cibo: noci, nocciole, castagne.

Queste zucche a Milano e in Brianza venivano chiamate “Lumere”.
Si festeggiava proprio a fine ottobre e per tre giorni: 30, 31 ottobre, 1 novembre.
A casa si dovevano lasciare una ciotola di latte, un bicchiere di vino rosso e del cibo, per le Anime dei propri cari, sul davanzale delle finestre.

Calabria

“Uno dei primi esempi di presenza tradizionale della zucca nelle festività dei morti celebrate in Italia tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre, è localizzato in Calabria ed è citato dall’antropologo Luigi M. Lombardi Satriani nel suo notissimo libro Il Ponte di San Giacomo. Nel fortunato volume, dedicato al tema della morte nell’ambito della cultura popolare, lo studioso si sofferma sulla presenza ancora viva a Serra S. Bruno (Vibo Valentia), della secolare tradizione del “Coccalu di muortu”, denominazione dialettale del teschio.[…]
Anche qui, come in altri luoghi del Sud e del resto d’Italia, è diffusa fra il popolo la credenza che nei giorni tra fine ottobre e primi di novembre si apra un varco fra l’Aldilà e il mondo dei vivi: nella cultura popolare calabrese questo varco è il Ponte di S. Giacomo di Compostela (lo stesso citato da Lombardi Satriani nel titolo del suo libro), un ponte mitico forse così chiamato in memoria di antichi pellegrinaggi nel celebre santuario spagnolo, un ponte che assolve alla funzione di soglia, una sorta di stargate fra mondo dei vivi e Oltretomba. Si ritiene che questo ponte debba necessariamente essere oltrepassato dal morto, pena una permanenza ambigua e innaturale nel regno dei vivi, e che sia nuovamente percorso ad ogni suo ritorno nei luoghi d’origine, come appunto si crede accada ad Ognissanti.
Ogni anno i ragazzini di Serra S. Bruno, il 31 ottobre, intagliando e modellando grosse zucche gialle riescono a riprodurre veri e propri teschi che vengono poi portati in giro per le vie del paese. Reggendo questi macabri simulacri illuminati all’interno da una candela, bussano agli usci delle case oppure si rivolgono direttamente alle persone che incontrano per strada, formulando la frase interrogativa rituale “Mi lu pagati lu coccalu?” (“Me lo pagate il teschio?”) volta ad ottenere una qualche forma di gratificazione – in genere una piccola somma di denaro oppure dei dolci – implicitamente rivolta in omaggio alle anime del Purgatorio, in modo non dissimile dalle questue che ritroviamo in altri luoghi, nella stessa occasione festiva. Non ci sono maschere o orpelli orrorifici come nell’Halloween americana, ma solo la creativa semplicità di ragazzi portatori inconsapevoli di una tradizione dal forte significato antropologico.
Fonte WWW.FAMEDISUD.IT/I-RITI-DAUTUNNO-DE…TE-IN-CALABRIA/”

Valle d’Aosta
la notte tra il 1 e il 2 novembre si usa vegliare davanti ai fuochi e si lasciano sulla tavola delle pietanze per i morti. Si credeva infatti che, quella notte, i morti tornassero a visitare la casa dei vivi. Per i valdostani non bisogna dimenticare questa abitudine, perché provocherebbe tra le anime un rumoroso tzarivàri (baccano).

Trentino e Piemonte
le campane suonano per richiamare le anime. Dentro casa viene lasciata una tavola apparecchiata e il focolare accesso per i defunti. Lo stesso capita in Piemonte Sempre in Piemonte, nella Val D’Ossola, era uso lasciare le case dopo aver cenato, così da lasciarle vuote per i defunti che venivano in visita; il suono della campana segnava la riconciliazione con i defunti e il ritorno alle proprie case.

Liguria 
secondo tradizione il giorno dei morti si devono preparare i “bacilli” (fave secche) e i “balletti” (castagne bollite). Nel passato, la vigilia del 2 novembre, erano i bambini che giravano di casa in casa per ricevere il “Ben dei morti”, fatto di fave, castagne e fichi secchi; poi dicevano le preghiere ed i nonni raccontavano loro leggende e storie paurose.

Toscana
Il “ben di morti”, bene dei morti, è una tradizione social-religiosa del paese che deriva dalla distribuzione ai poveri e bisognosi di generi alimentari e piatti pronti, da parte delle famiglie benestanti, nel giorno dei morti o addirittura, in alcuni casi, per tutto il mese di Novembre. Era un opera di carità e misericordia che veniva praticata il 2 Novembre in ricordo ed a commemorazione dei propri morti. Un aiuto ai paesani poveri.
A volte questa pratica aveva origine da disposizioni testamentarie che obbligavano gli eredi di patrimoni, case o terreni a ricordare il defunto eseguendo questa periodica opera di bene. I generi alimentari che anticamente venivano donati in elemosina erano:

Castagnacci
Fagioli (sia cotti che crudi)
Farina di granturco
Riso nei fagioli
Vino e liquori (per i titolari di cantine e alimentari)
La tradizione si è tramandata per anni fino al secondo dopoguerra poi è un leggermente calata con il miglioramento delle condizioni socioeconomiche, ma è stata conservata come tradizione e rito fino ai giorni d’oggi.

Monte Argentario
Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l’usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.

Lombardia
in molte zone esiste ancora la tradizione di lasciare, la notte tra l’1 e il 2 novembre, un vaso pieno d’acqua nella cucina di casa, per dissetare i defunti venuti in visita. Nelle campagne intorno a Cremona, ci si alza molto presto, si rassettano subito i letti in modo che le anime dei cari defunti possano trovarvi riposo; poi si va in giro, di casa in casa, a raccogliere pane e farina per poi preparare dei dolci chiamati “ossa dei morti”.

Friuli
Il Friuli, data la sua forte ascendenza celtica, è una delle poche regioni italiane in cui la Festa dei Santi (1 Novembre) e il Giorno dei Morti (2 Novembre) hanno da sempre fatto rivivere anche le antichissime tradizioni pagane (Samhain o Capodanno celtico) della simbolica riaccensione delle luci e delle rievocazioni dei defunti e degli invisibili abitanti della natura: streghe (‘striis’), fate (‘aganis’) ed elfi (‘sbilfs’).
La tradizione della illuminazione delle zucche, ad esempio, era presente in Friuli ben prima che dall’America arrivasse la moda di Halloween (parola che peraltro significa proprio ‘tutti i santi’).

Veneto

Treviso
Si mangiano delle focacce particolari chiamate ‘i morti vivi’.
In Veneto le zucche venivano svuotate, dipinte e trasformate in lanterne, chiamate lumere: la candela all’interno rappresentava cristianamente l’idea della resurrezione.

Messico
l Giorno dei Morti, in spagnolo Día de Muertos, è una forma particolare di festa dei defunti tipica della cultura messicana che si osserva anche nel sud-ovest degli Stati Uniti. Il Giorno dei morti è festeggiato anche in Brasile come “Giorno delle Anime”, ma la festività non presenta radici precolombiane.
Le celebrazioni hanno luogo dal 1 al 2 novembre, nello stesso momento in cui vengono celebrate le feste cristiane dell’Ognissanti e della Commemorazione dei defunti. I festeggiamenti possono durare molti giorni, riprendendo le tradizioni precolombiane che ne sono all’origine, prima che la festa venisse recuperata e adattata dalla Chiesa cattolica.
La festa viene celebrata con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi, combinati a numerose rappresentazioni caricaturali della morte.

DIA DE LOS MUERTOS from WHOO KAZOO on VIMEO.

Un cortometraggio animato di una bambina che visita la terra dei morti, dove si impara il vero significato della festa messicana, Dia de los Muertos. Un’orfanella fa visita alla mamma scomparsa, e come per magia si apre un magico mondo dei defunti. Il video ha vinto la medaglia d’oro allo Student Academy Award.

 

Altre Fonti : HTTP://CASTELPOGGIO.TYPEPAD.COM/IL_MIO_WEB…N-DI-MORTI.HTML
WWW.FRIULITIPICO.ORG/PRT/EVENTI-MAINMENU-117/464.HTML
WWW.THINKDONNA.IT/FESTA-OGNISSANTI-…IONI-ITALIA.HTM
Wikipedia e appunti vari

 

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