Chi vuole avere una buona vendemmia e un vino gustoso, dovrebbe prendere un corno pieno di vino, portarlo nella vigna o nel podere dove cresce la vite, poi bere dal corno dicendo:

“Io bevo, eppure non è vino che bevo, io bevo il sangue di Diana, perché da vino si è tramutato in sangue, e si propaghi in tutti i miei vitigni, che ciò mi porterà buoni vini, ma anche se avrò buona vendemmia, non sarò senza preoccupazione, perché se gli acini maturano alla luna calante il vino potrebbe incattivire, ma se bevendo da questo corno io bevo il sangue – il sangue della grande Diana – con il suo aiuto alla luna nuova mi bacio la mano, pregando la Regina che protegga la mia vite, dal momento in cui mette le gemme fino a quando diventa un acino maturo e perfetto, e poi fino alla vendemmia, e infine fino a che è fatto il vino – possa essere buono! E possa accadere che dal vino io tragga buon profitto quando alla fine lo vendo, così che entri nelle mie vigne la buona fortuna,
e ovunque nelle mie terre! Ma se le mie vigne andassero in malora, prenderò il mio corno, e forte suonerò in cantina a mezzanotte, e farò un rumore tanto terribile e tremendo che tu, bella Diana, per quanto lontana tu fossi, comunque sentiresti il richiamo, e spalancando porte e finestre ti precipiterai sul vento impetuoso, per trovarmi e salvarmi – o meglio, per salvare le mie vigne, salvando me dal pericolo infausto; perché se perdo le vigne perdo me stesso, ma con il tuo aiuto, Diana, io sarò salvato.”

Questa è una tradizione e un’invocazione interessante, probabilmente molto antica a giudicare da varie prove evidenti e intrinseche. Innanzitutto perché riguarda un argomento, il legame tra Diana in quanto Luna e Bacco, che ha ricevuto scarsa attenzione nonostante nel grande Dizionario Storico Mitologico di Pozzoli e altri si affermi esplicitamente che in Grecia i suoi adoratori erano associati con quelli di Bacco, Esculapio e Apollo. Il legame è il corno. In una medaglia di Alessandro Severo, Diana di Efeso porta la cornucopia. Si tratta del corno o le corna della luna nuova, sacra a Diana. Secondo Callimaco, Apollo stesso costruì un altare a Diana fatto interamente con i corni.
Il legame tra il corno e il vino è ovvio. Era consueto tra gli antichi slavi che il sacerdote di Svantevit, il dio del Sole, guardasse se il corno che l’idolo teneva in mano fosse pieno di vino, al fine di profetizzare un buon raccolto per l’anno a venire. Se era pieno, tutto andava bene; altrimenti riempiva il corno, beveva da esso, rimetteva il corno nella mano e prediceva che tutto sarebbe andato per il meglio. Non può non colpire il lettore il fatto che questa cerimonia sia stranamente simile all’invocazione italiana, con l’unica differenza che in un caso si invoca il Sole per garantirsi un buon raccolto, nell’altro caso la Luna. In Legends of Florence riporto il racconto di Via del Corno, in cui l’eroe, caduto in un enorme tino di vino, si salva dall’annegamento suonando un corno con forza tremenda. Al suono, che raggiunge distanze incredibili, fino a terre sconosciute, tutti accorrono per salvarlo come se fossero stregati. In questo scongiuro si descrive Diana che, dall’alto dei cieli, accorre al suono del corno e balza attraverso porte o finestre per salvare la vendemmia di colui che suona. C’è una affinità davvero singolare tra queste storie. Nella storia di Via del Corno, l’eroe è salvato da un folletto o Folletto Rosso che gli dà il corno, ed è il medesimo spirito che appare nello scongiuro della pietra rotonda, sacra a Diana. Si spiega
con il fatto che questo spirito è notturno, alle dipendenze di Diana-Titania. Baciarsi la mano alla luna nuova è una cerimonia di antichità sconosciuta, e Giobbe, ancora ai suoi tempi, la considerava pagana e proibita – il che significa sempre antiquata e fuori moda – come quando dichiarava (xxxi, 26, 27): “…o, vedendo brillare il sole o la luna camminare con splendore, forse il mio cuore si è lasciato sedurre di nascosto o la mia bocca posò un bacio sulla mano? Anche questo sarebbe delitto capitale perché avrei rinnegato Dio lassù’.
Dal che si può o si potrebbe dedurre che Giobbe non capiva che Dio ha creato la luna e appare in tutte le sue creazioni, a meno che Giobbe non considerasse davvero la luna come una divinità indipendente. In ogni caso, è curioso constatare come la vecchia cerimonia proibita fosse sopravvissuta, eretica come sempre. La tradizione a me giunta omette evidentemente una parte del rito, che può essere dedotta dagli autori classici. Quando il contadino esegue la cerimonia non deve comportarsi come quell’africano che era a servizio da un mio amico. Il suo compito era di versare ogni mattino una dose di rum a un feticcio, ma lui la versava viceversa
nella propria gola. Il contadino dovrebbe anche spruzzare il vino, proprio come gli agricoltori del Devonshire che durante le cerimonie natalizie aspergono i loro meli, a loro volta da un corno.

Tratto da: Aradia – Il Vangelo delle Streghe