Questo è il giorno in cui inizia la quaresima cristiana.
Al di là dei significati di penitenza e pentimento cristiano vi sono dei simboli nella cerimonia a mio parere interessanti.
Come la cenere che viene posta sui capi dei fedeli e le candele che vengono posate alla gola, non posso fare a meno di chiedermi cosa potessero significare in origine.
Questa celebrazione cade in un periodo in cui la marea cambia siamo sospesi fra l’ansia dell’ inverno che volge al termine e la gioia per la natura che si risveglia.
Certo in questi tempi di moderno consumismo non sentiamo la mancanza di provviste, abbiamo le fragole anche a dicembre ma provate a pensare com’era vivere dei frutti della terra… Adesso si lavora per preparare la semina (alcune varietà sono già state seminate) ma si va contro l’ignoto con le dispense quasi vuote.Sulle usanze popolari ho trovato questo trafiletto su wikipedia

CITAZIONE

Come accade normalmente con le maggiori celebrazioni religiose, anche il Mercoledì delle Ceneri può vantare una serie di curiosità, abitudini e costumi particolari riservati a questo giorno. A cominciare dal nome proprio Cenerina (più raro il maschile Cenerino), che deriva testualmente dall’appellativo di questa ricorrenza, e proseguendo con la tradizionale scampagnata delle Ceneri che, nel Parco Nazionale del Vesuvio, gli abitanti di Sant’Anastasia compivano ancora pochi decenni fa sul Monte Somma, percorrendone le pendici lungo la suggestiva strada ornata dalle stazioni della Via Crucis, per andare infine a dissetarsi con l’acqua limpida della sorgente Olivella.

A livello di usanze e tradizioni più o meno popolari vanno segnalati anche numerosi Mercoledì delle Ceneri piuttosto “trasgressivi”, nel senso che tale giorno non viene inteso come il primo della Quaresima ma come quello conclusivo del Carnevale:

il Carnevalone di Marino, ad esempio, era una manifestazione di baldoria organizzata dai repubblicani locali a partire dal 1870 proprio il giorno delle Ceneri con intenti dichiaratamente anticlericali (venne soppresso nel 1922, con l’avvento del fascismo);[9]
il Carnevale di Borgosesia invece continua a festeggiare ancor oggi il Mèrcü Scüròt (cioè “Mercoledì Scuro”[10] in piemontese) con una sorta di funerale del carnevale stesso, che si celebra dopo la “fagiolata” di mezzogiorno allestendo un corteo “funebre” che tocca tutte le osterie della città e termina solo a notte inoltrata;
anche a Lazise ci si accontenta della frittura di aole (alborelle di lago) e di un minestrone “di magro” ma poi, concluse le votazioni iniziate il Martedì grasso e proclamati i nuovi Capo Valàr, Quel dal Re e il Cagnól (tradizionali maschere locali), si forma il corteo mascherato che gira la città per portare i nuovi “re del carnevale” al riconoscimento ufficiale in municipio;

Mercoledì delle Ceneri, olio su canapa di Carl Spitzweg, 1855-1860 (Staatsgalerie di Stoccarda).

Nella Barbagia di Ollolai il carnevale prevede anche l’intinghinzu del Mercoledì delle Ceneri, un’imbrattatura di fuliggine che ricalca parodisticamente il rito quaresimale; a Ovodda si svolge una vera festa, il Mehuris de Lessia (Mercoledì delle Ceneri, appunto), con le maschere che cavalcano asini o portano al guinzaglio maiali, pecore e galline e Don Conte, un fantoccio grottesco con una grossa pancia fatta di stracci e il volto di sughero e cartapesta, con il suo seguito di intintos e intinghidores (“tinti” e “tintori”) con il volto annerito dalla fuliggine che imbrattano di zinziveddu (polvere di sughero bruciato) chi incontrano per strada e, al tramonto, incendiano e gettano il fantoccio in una scarpata alla periferia del paese; analoga la festa pagana di Coli Coli nella vicina Tiana.