Si può affermare che in tutti i popoli del mondo, fino a che l’uomo ha memoria della sua storia, il solstizio invernale è stato atteso e accompagnato con grandi feste.
In questo periodo nel cielo sembra incombere una battaglia tra l’oscurità (le giornate sono sempre più brevi) e la luce, durante il solstizio il sole sembra fermarsi sempre nello stesso punto del cielo per tre giorni; dopo di che le giornate ricominciano ad allungarsi e la luce trionfa. Questo evento, di cui ora abbiamo un’abbondante documentazione e studi scientifici che ne spiegano l’origine, era guardato con trepidazione e timore dai nostri antenati. Essi erano certi che se le celebrazioni in onore del Sole bambino non si fossero svolte nel migliore dei modi, su di loro sarebbe caduta l’oscurità.
Tra i culti più conosciuti troviamo quello egizio in onore del Dio Horus, figlio concepito post- mortem dal Dio Osiride
grazie alle capacità curative della Dea Iside, sua sorella/consorte. Le informazioni che sono arrivate fino ai nostri
giorni sono un po’ confuse, perché nel corso dei secoli Horus è stato assorbito e ha a sua volta assorbito le caratteristiche e la mitologia delle altre divinità solari con cui il suo culto è venuto a contatto.
I giorni che venivano dedicati ai festeggiamenti per la nascita di Horus erano dodici, uno per ogni mese dell’anno.
Vi sono molte altre divinità hanno visto la loro nascita in date vicine al solstizio invernale tra le più citate ci sono: Mitra, Dionisio, Apollo per citare i più conosciuti, tutti sono legati al culto del Sole.
La chiesa non riuscendo a eliminare i culti preesistenti ha deciso di fissare la nascita di Gesù detto il Cristo il venticinque dicembre, assorbendo gran parte dei simboli tipici del Sole Bambino. Nasce da una vergine, gli portano in dono oro (simbolo solare per eccellenza), incenso (per sottolineare il suo attributo divino) e mirra (Oli utilizzati a quei tempi per ungere i cadaveri prima di porli nei sudari, come chiaro richiamo del suo essere, anche, Signore dei morti).
L’albero di Natale nasce da un’usanza nordica di addobbare i sempreverdi con mele e altri frutti per propiziare il ritorno dell’abbondanza, poi negli anni i frutti sono stati sostituiti da fiocchi e candele il cui simbolismo è stato svilito da palline di plastica e luci intermittenti messe su un finto abete; ma si sa che nel mondo moderno l’apparenza e il consumismo la fanno da padrone.La grotta in cui vede la luce è un chiaro richiamo al canale del parto, e ai precedenti culti legati alla Madre nelle sue svariate forme… nel caso ci fosse ancora qualche dubbio sulla sua origine divina.Torniamo comunque alle leggende legate al neopaganesimo, nel sabba precedente abbiamo visto la Dea che disperata per aver perso il suo compagno scende nel Regno delle Ombre, di cui Lui adesso è il Signore per riportarlo via con sé. Non potendo lasciare il Regno delle Ombre nella sua attuale forma, il Dio affida la sua rinascita alla Dea ed Ella torna dal Regno delle Ombre, portando in grembo un figlio. La Sua disperazione è ancora grande e la terra resta fredda e buia, come è il cuore della Dea. Ed ecco che ora è il momento di accogliere il Dio del Sole, colui che ha concepito se stesso e che vedrà la luce grazie alla Dea sua madre/amante.
I pagani di un tempo accendevano grandi falò per “dare forza” al piccolo Dio Sole. Le tavole venivano imbandite di ogni leccornia per festeggiare il ritorno del Sole e anche perché il cibo non poteva essere conservato per troppo tempo e questo era l’ultimo banchetto prima di affrontare l’ultima parte dell’inverno che rischiava di essere troppo duro per gli anziani e i bambini piccoli. Le sale comuni e le case venivano addobbate con piante ancora verdi e i pochi fiori invernali, per simboleggiare la vita che trionfa sul freddo inverno.

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