Sabbat,  Stregoneria

Imbolc – Teoria

Ed ecco arrivare il tempo in cui il ghiaccio si assottiglia, ecco arrivare il tempo d’Imbloc.

Nei tempi antichi il tempo non era concepito come una lunga linea che corre dritta con un inizio e una fine; ma era visto come un cerchio eterno di nascita, maturità, morte e rinascita.

E ogni anno rispetta questo moto circolare di morte e rinascita, e tramite i riti legati alla ruota dell’anno le streghe celebrano la vita che nasce e rinasce in eterno.

Il tempo d’Imbolc

‘Da la Madona Candeòra
de l’inverno semo fora;
ma se xe piova e vento,
de l’inverno semo drento.
 ‘-Proverbio veneto

Questa festa cade tra l’ 1 e il 2 febbraio e corrisponde al periodo in cui le pecore si sgravano, per i nostri avi questo era un momento in cui si cominciava a vedere i primi segni della primavera che giungerà a breve e la fine delle privazioni invernali. Con gli agnelli difatti arriva il latte , un’ importante fonte di proteine e cibo nei villaggi, le cui scorte alimentari dopo l’inverso non potevano che essere esigue.

Imbolc è conosciuto anche come la festa della luce crescente, gli antichi avevano notato che da questo periodo le giornate si facevano più lunghe e con un po’ di fortuna sarebbe presto arrivata la primavera. Ci sono un infinità di proverbi che fanno delle previsioni sul tempo atmosferico, legati a questa giornata, che testimoniano con quanta ansia i nostri antenati attendevano il risveglio della natura.

Durante questo periodo la natura si sta risvegliando, i semi nel ventre di Madre Terra stanno preparandosi a germogliare i calicanto spargono il loro dolce profumo e i crocus spuntano timidi dal terreno gelato. In questo quadro di paura e speranza gli antichi accendevano i fuochi e le fiaccole per dare la  forza al giovane sole di scaldare la terra e riportare la primavera sul mondo.

E in Italia?

In Italia nel periodo di febbraio vi erano delle celebrazioni dedicate alla Dea Februa, (ovvero Iunio Februata, Giunone Purificata) il suo ruolo era proteggere dalla malaria (malattia fin troppo comune nelle zone paludose del nostro bel paese), poteva regalare la guarigione o lasciare che fosse la morte a parlare.

Le donne del villaggio portavano in processione delle fiaccole in Suo onore per purificare il villaggio, i suoi festeggiamenti arrivavano al culmine il 14 febbraio e il cristianesimo nel tentativo di farla scomparire la sostituirono con Santa Febronia inizialmente ricordata il 14 febbraio e successivamente sostituita da San Valentino fu spostata il 25 giugno.

Un’altra festa romana che cadeva in febbraio con connotazione di purificazione e fertilità erano i Lupercalia che si celebravano il 15 febbraio in onore del dio Luperco (Lat. Lupercus), che proteggeva gli armenti e le greggi dall’assalto dei lupi. I Lupercalia si celebravano presso la grotta detta Lupercale, posta presso il colle Palatino, laddove il pastore Faustolo avrebbe trovato i gemelli Romolo e Remo allattati dalla Lupa. Qui venne eretto il più importante santuario del dio, nel quale i suoi sacerdoti (chiamati luperci) sacrificavano delle capre (simbolo di fertilità) e un cane (simbolo di purificazione). La carne veniva cotta e consumata durante un banchetto accompagnata da .

Poi, alcuni luperci si denudavano e con la fronte bagnata del sangue dei capri e vestiti delle pelli degli animali sacrificati, correvano attorno al colle (nucleo della primitiva città di Roma), colpendo con le februa (lunghe fruste di cuoio ricavate dalla pelle di capro) coloro che si trovavano a passare di là, in segno di fertilità.
Se la persona colpita era di sesso femminile, si diceva che oltre alla prosperità e alla fortuna essa avrebbe avuto numerosi figli maschi, dono che i Romani consideravano molto importante, perché i figli, una volta cresciuti, avrebbero contribuito con le proprie braccia al lavoro dei campi, e quindi al mantenimento della famiglia

Probabilmente fu per mettere in ombra i lupercalia che la chiesa decise di dedicare il 14 febbraio a San Valentino facendone una festa per chi ardeva della “febbre d’amore”.

La risposta cristiana per oscurare le celebrazioni pagane

Seguendo il vecchio adagio che recita “se non puoi sconfiggerli fatteli amici” i cristiani finirono per istituire una festa dal significato simile che cadeva il due febbraio. La purificazione di Maria al tempio e la presentazione di Gesù.

Questa ricorrenza prende il nome di Candelora per l’abitudine di benedire i ceri che i fedeli poi avrebbero portato a casa, quindi anche se cristiana resta una festa del fuoco e di purificazione.

Negli anni passati, i ceri o le candele benedetti in questa particolare giornata, venivano accuratamente conservati  per accenderli all’occorrenza, contro le folgori, la grandine, le malattie del bestiame e nei casi in cui qualche congiunto si fosse trovato in punto di morte. Per alcuni era credenza diffusa che, a consumazione completa dei ceri o delle candele sarebbe avvenuto il trapasso della persona ammalata, ma che questa avrebbe avuta salvata la propria anima.

Il tre febbraio, la festa di San Biagio con la tradizionale benedizione della gola, la cui formula, pronunciata dal sacerdote in italiano è: “Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”
Questa benedizione viene impartita usando due candele benedette (secondo il costume di alcuni luoghi) nel giorno precedente, cioè per la festa della Candelora.

Una tale benedizione popolare, nel tempo delle aspirine e del collutorio, può apparire un tantino sorpassata o addirittura superstiziosa, tuttavia, questa antica benedizione rievoca una terribile realtà, realtà del passato per noi occidentali, tuttora presente per altri popoli. Un tempo tutti i bambini dovevano essere benedetti a San Biagio e forse anche gli adulti, in tempi più recenti, non sapevano più il perché, ma era rimasto, conscio o inconscio, il ricordo di una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava soprattutto i bambini: la difterite.

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