Da sempre gli zingari sono associati al concetto di magia , bassa , sporca e vendicativa; da loro andavano nascoste dalle ombre le nostre antenate , per interrogare il futuro, per eliminare un figlio non voluto o per avere un filtro d’amore o un veleno per renderle vedove.
Il solo fatto di esser vagabondi, di venir dal lontano oriente accompagnati dalle loro superstizioni e dall’ odore delle spezie e dalla lingua misteriosa; li rendeva potenti e temuti agli occhi dei cittadini. Gli zingari si muovevano al di fuori dal tessuto sociale incuranti dei giudizi e dei limiti imposti da vescovi e cardinali.
Quando ancora nel mondo c’era spazio per le popolazioni nomadi, vivevano semplicemente bivaccando nei boschi al confine delle città, gli uomini si offrivano come braccianti per i lavori occasionali e stagionali, le donne commerciavano in filtri magici, spezie, erbe e consultando il futuro; molte erano le loro conoscenze sulla magia delle erbe e dei boschi.
Il connubio zingari e magia è stato sfruttato dalla chiesa per renderli emarginati e allontanarli dalla brava gente timorata da Dio, in pratica i buoni preti non volevano concorrenti né per la carità e men che meno per le cure, così gli zingari hanno patito la stessa demonizzazione subita dalle streghe.
Ma da dove nascevano le conoscenze magiche degli zingari?
Gran parte dei gruppi arrivavano dall’ india misteriosa, e con loro hanno portato usanze e credenze indiane, che sono andate arricchendosi e mescolandosi con le conoscenze dei popoli conosciuti durante il viaggio; sono (o sarebbe meglio dire erano) un popolo superstizioso, legato alle tradizioni e piuttosto chiusi in se stessi.
Scettici verso gli abitanti delle città, alla fine sono stati distrutti dalla globalizzazione e da una società che non lascia più spazio al diverso, in molti casi costretti a vivere tra mura di pietra e a rinnegare le loro tradizioni in nome di un futuro migliore per i loro figli. I pochi che non si sono adeguati sono stati lentamente ed inesorabilmente tramutati in ladri e accattoni, rinchiusi e ghettizzati nei campi nomadi; fino a distruggere tutto quello che erano, delle vecchie tradizioni e conoscenze oramai restano solo poche avvisaglie e pochissime anziane che conservano le antiche conoscenze.Cosa si legge sul web a riguardo:

Maledizioni Zingare, Possono Davvero Influenzarti A Livello Psicologico O Fisico?
Probabilmente a un certo punto della nostra vita abbiamo sentito commenti su gli incantesimi o le maledizioni che gli zingari lanciano su altre persone, facendo sempre attenzione a causa dei possibili effetti negativi che hanno sulla vita del destinatario. E per tutte le persone che credono nella superstizione, questo problema va oltre la semplice credenza della cultura popolare, al punto che molte persone sono incoraggiate a cercare protezione che li aiuti a evitare quegli effetti negativi.

Ma non si sa con certezza se proprio queste maledizioni degli zingari possono avere quel potere che è così commentato. Perciò tutto dipenderà dalle credenze di ogni persona. Molti sostengono che queste maledizioni di solito sono molto efficaci e si verificano molto rapidamente, e dicono che vengono eseguite in modo molto concreto e che sono difficili da invertire, anche se molti altri affermano che ci sono modi per sbarazzarsene da questi incantesimi.
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USI E TRADIZIONI (articolo di S.Franzese)

Gli Zingari non rappresentano, come già si è rilevato, un popolo compatto ed omogeneo; pur appartenendo ad un’unica etnia si ipotizza che la migrazione dall’India sia stata frazionata nel tempo e che già all’origine essi fossero divisi in gruppi e sottogruppi parlanti dialetti diversi anche se affini tra loro.
L’apporto delle componenti lessicali e sintattiche delle lingue parlate nei paesi attraversati nel corso dei secoli ha decisamente accentuato tali diversificazioni, al punto che Sinti e Rom possono essere tranquillamente definiti come due gruppi a sé stanti che riuniscono sottogruppi talvolta in aperto contrasto sociale tra di loro.

Le differenze di vita, la spiccata vocazione al nomadismo di alcuni contro la tendenza alla sedentarizzazione di altri può generare una serie di contrasti che non si limitano ad una semplice incapacità di convivere pacificamente.
In linea generale si potrebbe affermare che i Sinti sono meno conservatori e tendono a dimenticare con maggiore rapidità la cultura dei padri. Forse questo non è un fatto recente, ma è comunque da imputarsi alle condizioni socioculturali in cui per lungo tempo sono vissuti.
Per quanto riguarda i Rom di più recente immigrazione si nota invece una maggiore tendenza alla conservazione delle tradizioni, della lingua e delle usanze proprie dei diversi sottogruppi. La loro provenienza da paesi a struttura agricola ed ancora industrialmente arretrati (est europeo) ha certamente favorito la conservazione di modi di vita più consoni alla loro origine.
Non è possibile, anche in ragione della varietà costituita dalla compresenza di vari gruppi, fornire una spiegazione particolareggiata delle diverse tradizioni, tuttavia alcuni aspetti principali legati ai momenti più importanti dell’esistenza meritano di essere descritti, almeno nelle linee generali.

Ricordiamo che anticamente era molto rispettato il periodo della gravidanza ed il tempo successivo alla nascita dell’erede; c’era il concetto dell’impurità collegata alla nascita, con vari divieti per la puerpera. Oggi la situazione non è più così rigida; l’allattamento dura abbastanza a lungo, talvolta si protrae per alcuni anni.
Nel matrimonio si tende a scegliere il coniuge all’interno del proprio gruppo o sottogruppo, con notevoli vantaggi economici. E’ possibile ad uno Zingaro sposare una gagí, cioè una donna non zingara, la quale dovrà però sottostare alle regole ed alle tradizioni zigane. Vige naturalmente la dote, specie per i Rom; nel gruppo dei Sinti si tende a realizzare il matrimonio attraverso la fuga e conseguente regolarizzazione. Ai figli viene lasciata una grande libertà, anche perché essi debbono presto provvedere a contribuire al sostentamento della famiglia ed alla cura dei più piccoli.

Per quanto attiene alla morte ed ai riti ad essa connessi, il lutto per la scomparsa di un congiunto dura generalmente molto a lungo.
Presso i Sinti sembra prevalere l’usanza di bruciare la kampína (roulotte) e gli oggetti appartenuti al defunto. Tra i riti funebri praticati dai Rom ricordiamo invece la pomána, banchetto funebre in cui si celebra l’anniversario della morte di una persona. L’abbondanza del cibo e delle bevande esprimono l’augurio di pace e felicità per il defunto.
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