Vorrei però osservare che il perno morale del culto di San Giovanni non è altro che la grande idea simbolica della vita rinascente dalla morte, la fede misteriosa nella forza creativa del sacrificio che è di tutti i concetti umani, quello che ha avuto le massime conseguenze per l’umanità.

San Giovanni Battista (che ereditava parecchie delle tradizioni del dio ucciso scandinavo, il bianco Baldur), figurava nelle prime leggende del bellissimo mito cristiano del Saint-Graal, cioè il sacro vaso adoperato al Cenacolo, nel quale, di poi, Giuseppe di Arimatea riceveva il sangue scorrente dalle ferito del Cristo morto.
Qualche volta il Graal era rappresentato come una testa sopra un vassoio, e la testa che i Templari erano accusati di aver adorato aveva probabilmente la stessa origine. Il 23 Giugno sembra essere stato il giorno scelto per certe osservanze del Saint-Graal.
I Genovesi conservano il Sacro Catino, che cosi identificano col Graal nella cappella di San Giovanni Battista. Il Sacro Catino era per molto tempo riguardato come un pezzo solido di smeraldo; si sa ora che è di vetro, ma resta sempre una meravigliosa opera.
Era mandato da Napoleone a Parigi, e rimandato nel 1815, ma cosi male imballato che si rompeva nel viaggio. I pezzi erano riaccomodati con filagrana d’oro. In questa cappella di S. Giovanni le donne non entrano che una volta all’anno, per memoria di quello che faceva la figlia di Erodiade.

La testa che i Templari erano accusati di adorare aveva il potere di far fiorire le piante e i fiori. Il numero di piante e fiori dedicati a San Giovanni è molto grande. In Inghilterra fra gli altri ci sono la margherita grande, il Sant John’s wort,* e il fiorrancio dei campi**. C’è anche la lichnis coronaria***, che la credenza popolare vuole si accenda il 24 Giugno, ricordando il verso in cui San Giovanni è detto «un lume a quelli che stanno nelle tenebre». Per questa ragione era talvolta chiamata candelabrum injeros .
Le porte e le finestre delle case erano decorate nella sua vigilia con finocchi, gigli e altri fiori; mentre di dentro si appendevano corone di verbena e fiori di lino.
Le case ungheresi sono egualmente decorate di fiori e di dentro con rami verdi e fiori.
In diverse parti d’Italia gli amici si danno dei mazzi di fiori accompagnati da buoni auguri. Nella Calabria si fa così fra le donne, e nei mazzi si vede sempre il puleggio****. Nella provincia di Piacenza il mazzo è dato dagli amanti e significa una solenne promessa di matrimonio. Secondo il Dorsa le donne «in Castrovillari colgono i cardi selvatici allora in fiore, e la sera della vigilia li chiudono in una buca: ne deducono la buona o mala fortuna se al mattino della festa vedono rifioriti quei cardi, oppure no.»
In Ungheria nella vigilia di San Giovanni le ragazze vanno nei campi di segale e attaccano a molti gambi di segale dei pezzetti di filo di lana variopinta, poi tagliano il gambo al di sopra del posto dov’è legato. Il gambo che più cresce di nuovo durante
la notte predice l’avvenire della fanciulla, perché i colori della lana portano tutti il loro significato: il verde vuol dire amore, il bianco morte, il nero dolore, il giallo amore disprezzato, e cosi di seguito. Finalmente si coglie il gambo profetico e si pone sotto il cuscino; allora tutto quello che si sogna accadrà.
In Ungheria i bambini vanno il giorno di San Giovanni a cercare i lucciolati*****, e in certi luoghi in Germania le fanciulle prendono le lucciole, imprigionandole fra i loro capelli: così adornate vanno a passeggiare per le strade in allegre brigate.

Tra le piante di San Giovanni i Tedeschi mettono la hieracia o fuga daemonum, giacché molti demoni vagano in tali giornate.
Questa erba era adoperata negli incantesimi Druidici. A proposito dei Druidi, si può notare che il popolo va a vedere il levare del sole sul piano di Salisbury il 24 Giugno, nel qual giorno si dice che il sole si leva nel punto preciso dietro a quello che è creduto l’altare negli avanzi druidici di Stonehenge.

Nella Bretagna, la vigilia di San Giovanni giovinotti e fanciulle si recano assieme a un Dolmen; ogni giovinotto porta con sé un mazzetto di frumento verde, ogni ragazza ne porta uno di fior di lino. Ballano intorno al Dolmen e poi posano i mazzi sopra di esso: se restano freschi per un po’ di tempo, credono che i
loro amanti saranno loro fedeli; se si seccano subito, cosi seccherà l’amore.

Le erbe aromatiche e le piante fragranti, quali la lavanda, il ginepro, e simili, vengono chiamate in Francia col nome generico di «herbes de la Saint-Jean», e in molti luoghi c’è l’obbligo di mettere queste erbe fra la legna che si adopera per fare i fuochi di San Giovanni. In certe provincie Johanné vuol dire
precoce: un frutto johanné è un frutto precoce.

A Tulle, nel Bas-Limousin, la statua di San Giovanni che fa il Tour de la Lunade (il giro della città alla luce della luna) viene coperta di fiori nel corso del viaggio, e i fedeli che la accompagnano colgono rami e foglie mentre passano per i prati e i boschi, i quali sono dopo benedetti dal prete nella Cattedrale quando la processione ci torna. Questi ex-voto sono tenuti per tutto l’anno, attaccati sopra le finestre, e sono una protezione contro il fulmine, i mali spiriti, le malattie e la grandine.
Dice il Plantadis (Revue des traditions populaires;(vol 1 p. 442), che ora, dopo quasi sei secoli, si celebra lo processione con un fervore pari a quello che era una volta, e col permesso speciale del governo repubblicano.
Un’antica ballata spagnola racconta come all’alba di San Giovanni le ragazze andavano sulla collina prima che la rugiada fosse asciutta per adornare di fiori e ghirlande la testa del puro bianco montone. Dalla maniera di condursi di questo animale pare che essi indovinassero se gli amanti fossero fedeli. L’uso rammenta la decorazione delle bestie consacrate al sacrificio.

Shakespeare fa allusione alla credenza che il seme di felce raccolto nella notte di San Giovanni renda invisibile;(“We have the receipt of fern seed, we walk invisible»). Pare, però, che gli spiriti si risentissero di questa usurpazione del loro privilegio, e qualche volta molestassero con violenza le persone che si provavano a raccoglierne la semenza.
In Russia non si cercano i semi, ma invece il fiore, quel leggendario fiore di felce che fiorisce per un solo magico momento in tutto l’anno. Chi lo coglie,
dopo aver vinto il demonio, conosce ogni cosa che è stata o che sarà, e sa scoprire i tesori nascosti e le bestie smarrite.

In Portogallo il diavolo balla attorno alla felce con le streghe.
Prendere il seme è giudicato molto pericoloso, ma chi riesce a farlo, avrà tutto quello che bramerà.

Molte erbe raccolte nella festa di San Giovanni hanno delle virtù magiche e medicinali.
In Ungheria sono buone per l’idrofobia.
In Inghilterra e in Scozia moltissima gente andava cercando erbe e radici benefiche, e temo anche qualche volta, nocive.
In Portogallo pare non si possa servirsi a scopo malvagio del potere sovrannaturale posseduto dalle piante per queste ventiquattrore; lo dice la seguente cantiga:

Toda las hervas tem prestimo
Na manhã de San Ioão,

Sò o trevo de q’atro folhas
Colhido na ma tençaõ

(ogni erba ha sovrano potere la mattina di San Giovanni eccetto il trifoglio di quattro foglie colto con cattiva intenzione).

In Lombardia è particolarmente la camomilla che si coglie in questa occasione, per fare una bevanda calmante ai nervi. Ma l’uso più importante dei lombardi nella notte di San Giovanni è quello di raccogliere la rugiada, che è una protezione infallibile contro la corruzione. I Milanesi andavano fuori nei campi e boschi più vicini dove passavano la notte a questo scopo, tornando al levare del sole con grande quantità di fiori selvatici. Se non sbaglio anche a Milano il costume non è del tutto estinto, e in campagna è sicuro che si trovi ancora qua e là.
In Inghilterra l’uso di raccogliere la rugiada apparteneva al primo maggio. Lavare il viso con quest’acqua serviva ad assicurarsi una bella carnagione, e lo facevano non solo le donne del popolo, ma anche le signore. Moltissimi costumi che sono in un paese connessi con la festa di San Giovanni sono in altri tralasciati alle calende di maggio.

A questa raccolta fatta in fretta per non mancare interamente al gentile invito dell’illustre amico, il dottore Giuseppe Pitrè, aggiungo una leggenda che sebbene non tratti dei «fior di S. Giovanni», sarà, credo, gradita ai lettori e anche di più alle lettrici dell’Archivio.

Secondo una vecchia superstizione inglese, chi va nel campo santo nella notte di San Giovanni vede quelli che dovrebbero morire durante l’anno. Una volta c’era un marito e una moglie — fra i quali non regnava la pace domestica — e a tutti e due venne in mente di andare nel campo santo per la curiosità di
sapere chi dovesse morire in quell’anno. S’intende che tenevano segreta la loro intenzione, e così accadeva che nel pallido chiaror della luna la moglie vedeva il marito e il marito vedeva la moglie. Zitti zitti, tornavano a casa convinti che l’altro avesse ancora poco tempo da stare sulla terra. Questa idea inteneriva i loro cuori tanto che l’armonia e l’amore si stabilirono sotto il loro tetto e vi rimasero per tutti gli anni (ed erano molti) della loro vita.

Note:
*iperico
**Calendula arvensis
***Cotonaria
****Mantuccia
*****Termine in disuso l’ho rintracciato in un dizionario del 1842 che da la seguente definizione: “bacherozzo che luccica come la lucciola, ma non vola”

Tratto da Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, rivista trimestrale, diretta da Giovanni Pitré e Salomone Marino anno 1890
Note e adattamento della Strega di Città