Eccoci qui, per quarta sera del Filò ho scelto per voi un racconto veneto.

Un giorno, in Paradiso, il Padreterno pensò di dividere i suoi doni.
“Qua, sto diventando vecchio e prima di arrivare al punto di non sapere più cosa faccio voglio dividere i miei beni, così vedo chi li riceve”
Avverte S. Pietro del suo proposito, ne dà notizia ai santi; i santi ne parlano con gli angeli. Così la notizia che il Padreterno aveva deciso di dividere i suoi beni era arrivata anche sulla terra.
E arriva il giorno fissato della spartizione. Davanti alla porta del Paradiso una ressa di gente si spingeva e si urtava. Tutti pensavano: “Prima entro più roba mi prendo”
Finalmente, S. Pietro apre la porta e riescono a entrare per primi i ricchi, il Padreterno, seduto sul trono si rivolge a loro: “Come avete sentito, ho pensato di spartire i miei doni; io mi accontento di restare usufruttuario. Ditemi allora che cosa volete”
“Ecco, vede Padreterno, le diciamo subito che non vorremmo che da questa spartizione di beni che vuole fare, si rompesse la nostra vecchia amicizia”
“Se non la rompete voi, benedetti, per quale motivo dovrei romperla io! Non vedete che vi ho ricevuto per primi?”
“Ah, per questo siamo qui per ringraziarlo” gli dice la signora “Già tanto siamo tra signori…”
“Piano, piano” la interrompe il Padreterno”non esageriamo!Signore ce n’è uno solo…e sono io! Voi siete soltanto “signori”, e c’è una bella differenza. Ma lasciamo perdere, e veniamo al dunque. Che cosa volete?”
I signori si scambiano un’occhiata:
“Noi signori vogliamo …di tutto”
“Va bene ” conferma il Padreterno a S. Pietro “Scrivi: ai signori di tutto ”
“Grazie” gli dicono i ricchi.
“Andate, andate” fa cenno il Padreterno” andate prima che me ne penta. Avanti un altro”
Allora S. Pietro apre uno spiraglio della porta e i preti vi si infilano dentro, piuttosto immusoniti per esser ricevuti per secondi dopo i signori. Si precipitano a baciare la mano del Padreterno, come sono soliti fare con il vescovo e con il papa, con tutte le loro cerimonie.
“Su, su” li esorta il padreterno “niente complimenti, ditemi piuttosto cosa volete voi preti. Già con voi sono sempre in debito”
Incoraggiati i preti si azzardano:
“Noi preti vorremmo di tutto!”
“Di tutto è dei signori…”
“Allora vorremmo buoni bocconi”
“Va bene” conclude il Signore”S. Pietro scrivi: ai preti buoni bocconi. Chi viene adesso?”
S. Pietro riapre la porta del paradiso, appena un po’, riescono a entrare i frati. Questi si fermano sulla soglia, si inginocchiano per terra.
“Avanti, avanti” li invita il Padreterno “cosa fate là in fondo? Voi frati, cosa volete?”
“Vorremmo di tutto” rispondono sommessamente
“Di tutto è dei signori”
“Allora vorremmo buoni bocconi”
“I buoni bocconi sono dei preti”
“Fa lo stesso, pazienza” concludono i frati
“Va bene, S. Pietro scrivi: ai frati la pazienza. A chi tocca adesso?”
S. Pietro apre la porta del paradiso ed entra un gruppo di suore, chiacchierando ciarliere
“Silenzio almeno in paradiso” Le ammonisce S. Pietro. Allora si fanno silenziose e si presentano al Padreterno.
“Cosa volete vuoi suore?”
“Di tutto”
“Di tutto è dei signori”
“Buoni bocconi”
“buoni bocconi son dei preti”
“Ben, pazienza”
“La pazienza è dei frati”
“Ih, che rabbia!”
“S. Pietro scrivi: alle suore la rabbia”
Uscite le suore, il Signore domanda a S. Pietro?
“C’è ancora gente fuori?”
“Una coda fino in terra e non abbiamo più niente da distribuire”
Il Padreterno si fa pensieroso. Dopo un attimo di riflessione, comanda a S. Pietro di aprire le porte.
“Fa entrare tutta questa gente!”
S. Pietro spalanca le porte, tutti entrano in folla. Egli cerca di mettere ordine, di proteggere il Signore da quella invasione
“E voi cosa volete?” Domanda il Padreterno appena S. Pietro è in grado di ottenere il silenzio.
“Di tutto ” rispondono in coro
“Di tutto è dei signori”
“Allora buoni bocconi”
“I buoni bocconi sono dei preti”
“Allora pazienza”
“La pazienza è dei frati”
“IH, che rabbia”
“La rabbia è delle suore”
“Bella fatica!”
Il Signore si alza dal trono e imponendo le mani sulla folla, esclama “Scrivi S. Pietro! Ai pitocchi le fatiche”
Così avvenne che ai pitocchi toccarono soltanto fatiche e lavoro, perché il Padreterno non aveva altro, era rimasto a mani vuote.

Tratto da il “Paese Perduto” Verona 1979

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I dono del Padreterno
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I dono del Padreterno
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Eccoci qui, per quarta sera del Filò ho scelto per voi un racconto veneto. Il Padreterno sente il peso degli anni, e vuole condividere i suoi doni con le sue creazioni; a chi andranno i doni migliori?
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