Abete Rosso

Aspetto botanico

– Nome scientifico

Picea excelsa

– Etimologia

Picea deriva dalla parola latina pix (pece, resina) con cui i Romani erano soliti chiamare questa specie di alberi, excelsa è invece in riferimento alla particolare altezza e maestosità dell’ abete rosso

– Nomi popolari

Peccio, Abete di Germania

– Descrizione e caratteristiche

Questa conifera gode di lunga vita superando facilmente secoli di vita.
Il tronco è dritto ricoperto da una corteccia che cresce a squame rotondeggianti, di poco spessore nelle piante giovani presenta una colorazione rossastra che muta in un grigio/brunastro con l’avanzare dell’ età.
La sua forma a triangolo è certamente da molti abbinata all’ albero di Natale, difatti questa pianta è quella più utilizzata a questo scopo grazie alla sua forma armoniosa.
Le foglie (chiamate aghi) sono attaccate singolarmente sui rami e non a ciuffetto come accade solitamente con i pini e crescono disponendosi a spirale sui rami.

– Habitat e Diffusione

In Italia l’ abete è presente nelle Alpi fino a 1800 metri e nell’Appennino Tosco Emiliano.
Per la sua maestosità e bellezza non è raro trovarlo anche in giardini privati.

– Parti utilizzate e periodo balsamico

Aghi, gemme e giovani sommità fresche.
Momento balsamico Febbraio.

Proprietà e utilizzi Officinali

– Composizione
Olio essenziale balsamico e trementina

– Utilizzi e preparati erboristici
L’ olio essenziale ha proprietà balsamiche, espettoranti, antisettiche e antireumatiche.
Viene utilizzato in suffumigi (poche gocce nell’ acqua calda) in caso di congestione delle alte vie respiratorie aeree. Sempre come espettorante, diluito in olio neutro si può utilizzare per dei massaggi sul tronco.
Per dolori reumatici, nevralgie, strappi muscolari, contusioni e stiramenti può essere d’aiuto un massaggio eseguito con un olio neutro in cui verranno diluite poche gocce di olio essenziale d’ Abete rosso.
E` utilizzato anche come rimedio antisettico e deodorante basta diluirne qualche goccia nel detergente abituale.

Controindicazioni
L’olio essenziale può causare irritazione e broncospasmo.
In caso di utilizzo interno attenersi attentamente alle dosi; in caso di sovra dosaggio può essere colpevole di un avvelenamento che si manifesta con: nausea, vomito, diarrea, aumento della salivazione, sete, mal di gola, coliche intestinali, vertigini, fame d’aria, spasmi, difficoltà e dolore nel far pipì e presenza di sangue nelle urine.
Non utilizzare in caso d’asma e pertosse, in caso di malattie croniche consultare prima il medico.

Piccole curiosità

La corteccia è ricoperta di un derivato della resina che le api raccolgono per produrre la propoli; che viene utilizzato per ricoprire le pareti interne dell’ alveare. Questa lavorazione fa si` che gli alveari siano tra i luoghi più sterili presenti in natura.

Utilizzi casalinghi
Con le gemme primaverili si ricava uno sciroppo dalle proprietà espettoranti, le gemme vanno raccolte con parsimonia evitando di estirpare le gemme apicali ma preferendo quelle che crescono ai lati della pianta.
In un vaso a collo largo mettete le gemme ben lavate e copritele con lo zucchero, continuate a fare strati fino a che non finite le gemme. Mettetelo al sole e mescolate tutti i giorni fino a che non si scioglie lo zucchero, filtrate il composto e conservate lo sciroppo ottenuto in un vaso ben chiuso al buio.

Un po’ di magia

Quest’albero simboleggia la vita che rinasce e si rinnova; grazie alla sua capacità di superare indenne e verde i duri inverni. Era utilizzato come simbolo prima nel periodo di Yule e in un secondo momento diventò un luccicante Albero di Natale (ma non diciamolo al Papa che ogni anno erige in piazza San Pietro un enorme simbolo solare, dell’ albero cosmico che unisce il cielo con la terra…).
Anticamente a Genova le genti della montagna offrivano al Doge un ceppo d’abete, il Doge versava sul tronco vino e confetti prima di accenderlo. Questa suggestiva cerimonia era chiamata “con fuoco”.
Il ceppo di natale lo ritroviamo anche in altre regioni italiane, ne resta una traccia in toscana dove era abitudine (conservata anche in epoca abbastanza moderna)conservare il ciocco* per bruciarlo la vigilia di Natale come augurio di abbondanza e per attirare le energie benefiche in casa. L’accensione del ciocco era preceduta da offerte allo spirito dell’ albero quali vino o grasso ed era compito del capo famiglia accendere il fuoco in presenza dell’ intera famiglia, che recitavano uno scongiuro destinato ad attirare la buona sorte:

“Si rallegri il ceppo,
domani e` il giorno del pane.
Ogni grazia di Dio entri in questa casa.
Le donne facciano figlioli,
le capre capretti,
le pecore agnelletti,
Abbondi il grano e la farina
e si riempia la conca del vino”

Dopo di questa i bambini venivano bendati e recitavano “L’Ave Maria del Ceppo” che aveva il potere di far piovere su di loro dolci e piccoli regali.
La preghiera è la seguente:

Ave Maria del Ceppo,
Angelo benedetto!
L’Angelo mi rispose
‘Ceppo mio bello, portami tante cose!'”

Il ceppo era utilizzato anche come oracolo, nella notte di capodanno il capofamiglia poneva una domanda e poi scuoteva il ceppo con l’ attizzatoio e osservava le scintille; se erano molte e salivano per il camino la risposta era positiva. Le domande erano legate alla vita contadina, quindi si chiedeva del raccolto o delle piogge. Le ceneri del ciocco venivano sparse nei campi
per propiziare buoni raccolti. Con i carboni si segnavano gli animali malati per allontanare le energie maligne e guarirli. I frammenti non bruciati invece venivano conservati per accenderli durante i temporali per allontanare i fulmini o posti sotto il letto per proteggersi dagli spiriti maligni.
In altre regioni dove l’ abete non cresce per il ciocco veniva usato il castagno o la quercia.
Con l’abete venivano confezionati dei talismani usando resina, aghi e corteccia per attirare la fortuna.
La pigna era collegata alla Dea Cibale e venivano regalate come protezione per i viaggi.
Con le gemme e gli aghi si può confezionare un sacchetto, da mettere sotto il letto, per propiziare la fertilità.

*Il ciocco e` la parte di legno e radici che rimane dal taglio dell’ abete, la cui legna è molto richiesta per la produzione di mobili e travi.

 

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